Il momento dello svezzamento del bambino nel rispetto dei suoi tempi naturali
Il momento dello svezzamento del bambino nel rispetto dei suoi tempi naturali - © Photo by Freepik
Pubblicato il in Benessere e salute
di Fabio Arangio

Svezzamento del bambino: come e quando

Per quanto riguarda il ruolo del latte materno ed il perché del suo primato su qualsiasi formula artificiale, rimando all'articolo Il latte materno, un alimento inimitabile, lettura consigliata come premessa a questo articolo.

L'utilità sociale nelle scelte che compie la scienza

Mi rendo conto che il mio pensiero su questo argomento non è perfettamente in linea con alcune delle disposizioni ufficiali e dei consigli che vengono suggeriti. Tuttavia mi sono reso conto che molte di quelle disposizioni e molti di quei suggerimenti sono giustificati da fattori di necessità ed opportunità sociali. Come ad esempio la necessità del rientro al lavoro della mamma, un certo monitoraggio dello sviluppo del bambino e così via. Esigenze sociali dunque, e non tanto quelle esigenze naturali che in questo articolo cercherò di delineare, affidandomi a ragionamenti per quanto possibile logici e di buon senso.

La prospettiva evolutiva fa riferimento al fatto che, se nell'arco di qualche milione di anni invece di estinguerci come creature ci siamo evoluti fino all'età moderna (poco più di un istante nella prospettiva temporale della preistoria e storia dell'uomo), è perché il nostro patrimonio genetico si è evoluto secondo quanto si rendeva disponibile e secondo le abitudini e le possibilità dell'uomo nella storia.

Così credo sia buon senso dire che lo svezzamento a sei mesi, con il bambino ancora sdentato non era immaginabile fino a qualche secolo fa (l'altro ieri se considerati i tempi lunghi della nostra storia).

Il primato della natura

Il presupposto è sempre il solito: fidiamoci della natura che ci ha accompagnato per tutti questi millenni. Senza voler screditare nulla e nessuno, non eleviamo la scienza al di sopra della natura. Spesso le statistiche della scienza tengono in conto i grandi numeri ma non le caratteristiche irripetibili dei singoli individui, che hanno esigenze diverse che solo un vicino contatto con la natura può soddisfare completamente.

Allattamento: quando e per quanto?

Lo svezzamento a sei mesi e la cessazione dell'allattamento spesso non è un'esigenza del bambino ma un'esigenza del genitore che deve tornare a lavoro. Il bambino a sei mesi, con uno svezzamento velocemente introdotto, può sperimentare stipsi, problemi dermatologici ed è più vulnerabile alle malattie.

Fino ad un anno di età, se la mamma è sana e ha abitudini di vita sane (alimentazione, movimento), il latte materno copre perfettamente le esigenze del bambino. Il bambino dovrebbe iniziare il proprio svezzamento attraverso la spontanea curiosità verso il cibo piuttosto che attraverso uno svezzamento indotto.

Quando? Quando lo richiede il bambino con la sua curiosità

Quando a livello calorico il latte materno inizierà a non essere più sufficiente, sarà naturalmente integrato dalla curiosità del bambino che inizierà appunto ad assaggiare qualche alimento. Dal punto di vista nutrizionale il latte materno di una mamma sana è perfetto per tutto il primo anno di età.
Ricordiamo che la composizione del latte materno varia sulla base anche dell'alimentazione della mamma oltre che delle esigenze del bambino! La curiosità del bambino sarà l'indizio e l'inizio di uno svezzamento naturale e spontaneo, con tempi diversi per ognuno.

Nelle guida del Ministero della Salute si dichiara:

L'allattamento al seno è un modo ineguagliabile per fornire un alimento ideale per la salute e la crescita del lattante e si raccomanda di protrarlo in modo esclusivo per i primi sei mesi di vita e di continuare ad allattare al seno, con l'introduzione di idonei alimenti complementari, fino a due anni ed oltre..

Si può parlare del significato di "idonei alimenti" ma, comunque, visti precedenti storici opposti, le affermazionie che l'allattamento sia ineguagliabile ed il latte materno ideale sono a livello culturale un passo da giganti che restituisce alla natura il primato che merita.

Per quella che è la mia esperienza di padre, la curiosità del bambino verso il cibo e l'atto di portarlo alla bocca non inizia prima dei sei, sette mesi e comunque ogni bambino può avvicinarsi al cibo in tempi e modi diversi. Quindi lo svezzamento indotto con puntualità a sei mesi e con prefissate tappe settimanali con concomitante altrettanto veloce sostituzione dell'allattamento al seno è innaturale, sebbene diffuso. Per certi versi è incomprensibile se non nell'ottica di una convenienza sociale (come accennavo prima, il ritorno al lavoro del genitore ecc.).

L'incompleta formazione della flora batterica del bambino fino ad un anno di età

Consideriamo anche che fino al primo anno di età la flora batterica del bambino non è formata. Da qui ad esempio il rischio di botulismo dovuto all'ingestone di miele con il batterio Clostridium botulinum nella forma di spora, normalmente contrastato con successo dalla flora batterica.
La flora batterica è necessaria per una corretta digestione e assimilazione degli alimenti ingeriti, per una corretta formazione delle feci e conseguente motilità intestinale, e svolge un ruolo di protezione immunitaria.

Significa che l'intestino del bambino non è adatto almeno fino al primo anno di età a gestire unicamente alimenti diversi dal latte materno ed in particolare non riesce a gestire le caratteristiche del latte vaccino, alimento adatto al vitellino. Da qui l'esperienza della stipsi e di problemi intestinali, così diffusi che tante mamme sembrano ormai credere essere un passaggio normale nello svezzamento del bambino.

Gli alimenti idonei allo svezzamento

Quindi nulla vieta di allattare fino ad oltre il primo anno di età e di iniziare uno svezzamento lento e spontaneo dettato dalla curiosità del bambino e con alimenti idonei. Ecco che ci troviamo ad un'altra questione delicata. Cosa significa alimento idoneo? Idoneo secondo la scienza o secondo le esigenze del bambino? Le due cose sono sovrapponibili? Potrebbero se ci si concentrasse meno sulla chimica degli alimenti a sé stante, cercando di formulare il cibo artificiale perfetto, e più sull'osservazione del bambino e sul rispetto della nostra natura. Altrimenti rischiamo la triste figura che hanno fatto fior di dottori e scienziati nel preferire il latte artificiale al latte materno, tanto che mamme perfettamente sane e capaci di allattate in alcuni paesi negli anni settanta venivano addirittura sconsigliate di allattare al seno. E credo che se facciamo un passo indietro e alziamo lo sguardo dalle provette ci renderemo forse conto che le pappe farinacee non sono necessariamente l'alimento migliore da introdurre per iniziare lo svezzamento. Così come non lo è il latte vaccino, ma questo - fortunatamente - è già un argomento più consolidato. I derivati dei cereali così come li usiamo oggigiorno, comprese le farinate e le pappe a base di cereali sono alimenti moderni ed improbabili in una prospettiva evolutiva.

Le pappe farinacee sono veramente cibi idonei allo svezzamento?

Cereali e legumi crudi contengono anti-nutrienti (quali l'acido fitico, l'acido ossalico) che li rendono non edibili se non previa cottura o ammollo. Per cui ad esempio le farine per bambini sono in realtà derivate dal chicco cotto, lasciato seccare e poi macinato. La nostra genetica non si è adattata ai cereali crudi per un semplice motivo: perché i cereali hanno stentato ad introdursi nell'alimentazione dell'uomo. Trovate una mela o una foglia di insalata e sarete in grado di mangiarle. Trovate una spiga di frumento e... cosa ci fate? Dovrete elaborarla ed in modi non così banali. Non a caso, in una recente visita al Museo della Scienza di Trento (il Muse), mi ha colpito la rappresentazione di una donne che con una pietra macina i cereali, altrimenti non commestibili.

Quindi perché introdurre subito i cereali nello svezzamento? Rispetto a verdura e frutta hanno una più alta concentrazione calorica, e una bassa concentrazione micronutrizionale (vitamine, sali minerali). probabilmente perché nello svezzamento indotto è il modo più pratico (ed economico?) per soddisfare l'apporto calorico necessario al bambino in sostituzione del latte materno. Non a caso si introducono inizialmente cereali ad altissima tollerabilità e facilità di digestione quale il riso.

Il problema non si pone se lo svezzamento diventa più graduale ed il latte materno rimane come momento alimentare principale del bambino ancora per qualche mese dopo i sei mesi di età.

Lo spuntare dei primi dentini sono in natura il primo passo verso lo svezzamento naturale del bambino
Lo spuntare dei primi dentini sono in natura il primo passo verso lo svezzamento naturale del bambino - © Photo by Freepik

La comparsa dei primi dentini come passo necessario per uno svezzamento naturale

L'uomo primitivo cosa poteva dare ai propri neonati? Innanzitutto allattava. Poi poteva dare alimenti vegetali morbidi crudi, come quelli che poteva raccogliere e sminuzzare, frutti, piccole quantità di vegetali a foglia. Certo, non poteva coprire il fabbisogno calorico del bambino, ma a quello ci pensava il latte materno che certo non veniva improvvisamente tolto scientificamente a sei o sette mesi.

E solo dopo la comparsa dei dentini, dopo l'anno e mezzo di età, poteva iniziare ad introdurre carni, magari premasticate dall'adulto (la forma primitiva di omogeneizzazione), e quindi certamente non prima dei primi diciotto mesi l'alimentazione diversa dall'allattamento diventava significativa nell'apporto nutritivo del bambino.

Se manca il latte materno o risulta evidentemente non sufficiente

Innanzitutto è raro che manchi il latte alla mamma. Tante mamme hanno questa paura ma statisticamente non è affatto probabile. Durante la gravidanza si parla forse anche troppo di allattamento. E se poi non avrò il latte? La produzione del latte risente moltissimo deli aspetti psicologici della mamma, e già evitare di preoccuparsene ante-tempo è un buon modo per allontanare la possibilità che accada!

Ma se accade, allora ok. Allora la scienza darà tutto il suo supporto, con i più moderni latti artificiali, con uno svezzamento anticipato e anche con le farine da chicco precotto di cereali naturalmente senza glutine prima (quali riso, mais, miglio, quinoa) e poi con glutine (preferibilmente avena, frumento).

Quello che cerco di dire in questo articolo non è che lo svezzamento indotto e precoce (almeno dal mio punto di vista) causi chissà quale catastrofe. Sto cercando di dire che, in assenza di necessità, non è affatto preferibile. Se necessario ok. Se non necessario bisogna capire che è una scelta, ma non un passaggio necessario. Poi ognuno porta la propria storia. Ed è proprio questa la cosa straordinaria, che ogni storia è diversa ed ogni bambino ha parametri e momenti di crescita diversi. rispettiamoli, ascoltando il bambino prima di tutto.