Le abitudini alimentari da correggere nella società contemporanea
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Pubblicato il in Benessere e salute
di Fabio Arangio

Mangiare come, mangiare quando

Le diete (dimagranti) così di moda in ogni stagione, considerano generalmente il calcolo matematico delle calorie ma non la loro distribuzione durante la giornata. O, se lo fanno, è sempre tra le righe e il messaggio passa in secondo piano. Come e quando mangiare è tanto significativo quanto lo è cosa e quanto mangiare.

Così come nelle corse di formula 1 è strategico sapere quando rifornire la vettura, così è strategico nel dimagrimento e in generale nel mantenimento della salute sapere quando mangiare.

Colazione, pranzo, merenda, cena: la giornata alimentare di un essere umano occidentale medio

Dunque, colazione entro le 7.30 e le 8.30, il pranzo veloce tra mezzogiorno e l'una, cena luculliana e consolatrice la sera tra le 20.00 e le 21.00. Sembra che sia sempre stato così, scritto nell'ordine delle cose. Gli orari poi cambiano da paese a paese. I paesi nordici anticipano la cena, quelli meridionali la posticipano.

Senza dubbio l'alimentazione ed i suoi ritmi sono il momento più significativo per la sopravvivenza biologica dell'uomo. Per non doversi alimentare l'uomo dovrebbe non vivere. Dal momento che la vita richiede attività, e le attività richiedono energia e portano accrescimento e\o ricambi (turn over) dei tessuti. Anche la persona più pigra non può fare a meno di alimentarsi , perché per il semplice fatto di essere in vita, siamo attivi, le così dette attività basali, quelle non volontarie, necessarie per respirare e, appunto, tenere in vita la nostra macchina uomo.

Tornando agli orari prestabiliti dei pasti, cresciamo facendo propria la regola dei pasti, di certi orari, regole intrinseche che nessuno sembra mettere in discussione, perché è sempre stato così, da che ne abbiamo memoria.
Veramente?

Le abitudini alimentari nella storia dell'uomo

La storia dell'uomo va letta nell'intero ventaglio dell'evoluzione, dove l'uomo moderno rappresenta una piccola, filiforme fetta di questo ventaglio. E l'uomo contemporaneo, l'uomo della cultura, rinascimentale, l'uomo sopravvissuto con la sua intelligenza al medioevo è solo un istante nella storia, niente più. Con l'industrializzazione, le mode e tutto il resto.

Il paradosso: le così dette malattie da "benessere"

Se ci soffermiamo a pensare, le abitudini alimentari oggi rispondono a esigenze di convenienza sociale prima che biologica. Hanno poco di "naturale". Sì, si parla di ritmi circadiani, di abitudini specifiche per il clima locale e di molto altro, ma spesso sono ragionamenti che vogliono giustificare le nostre abitudini alimentari, il perché mangiamo in un certo modo. A ben guardare, spesso l'unica giustificazione del nostro stile di vita alimentare è solo una questione di coordinamento sociale. Vuoi per l'attività lavorativa che ci obbliga a rispettare certi orari. Vuoi perché non viviamo soli nel mondo e dobbiamo gestirci anche con gli orari di chi ci circonda. Vuoi perché siamo sempre di corsa.
Spesso poi interpretiamo il momento del pasto come momento di spensieratezza, consolazione, compensazione.

Lo stimolo della fame, questo sconosciuto

Lo stimolo della fame, quella vera, biologicamente giustificata, è ormai spesso confuso tra le lancette dell'orologio (ho fame perché è già l'una...), le abitudini consolidate (la pausa caffè) e gli stimoli visivi che ci circondano (vedo mangiare e mi viene fame).

In altre parole, le nostre abitudini alimentari, soprattutto per quanto riguarda gli orari, sono artificiali e spesso lontane dalle vere esigenze del nostro organismo.

Partiamo da una ipotesi: le nostre abitudini alimentari sono forzature e modificandole la nostra vita migliora. Possibile?

Quando mangiare

Quando allora bisognerebbe mangiare? Semplice, quando si ha fame. E quando si ha fame? Quando il corpo sente il bisogno di nutrienti. Il corpo, non la testa. Ed ascoltare la voce del proprio corpo oggi sembra così difficile.

L'uomo non si evolve più. Affatto. La medicina e la scienza in qualche modo si sono sostituite alla genetica. Così ora è possibile alimentarci in modo non idoneo e continuare a vivere nonostante la salute cagionevole. Ci sono le medicine e gli integratori che riparano le falle.

L'annebbiamento dei sensi dopo il pasto, i picchi glicemici, gli sbalzi della pressione arteriosa, le carie dentali, tutto può essere tenuto sotto controllo con il farmaco o l'intervento medico-scientifico giusto. Quello che ci va di mezzo è la qualità della vita.

Gli uomini primitivi sembra non avessero carie. Si difendevano da predatori molto più veloci e temibili dell'uomo stesso. Potevano vivere molto a lungo se le condizioni ambientali lo permettevano. Eppure non avevano dentifrici e medicine di sintesi.

Lunga premessa per dire che alcune idee diffuse sull'alimentazione sono completamente artificiali e che per mangiare in modo corretto basterebbe ascoltarci dentro veramente, ascoltare i segnali primitivi che - da qualche in qualche modo - il nostro corpo continua a mandare.

Gli istinti alimentari della donna in gravidanza

Una donna in gravidanza modificherà la propria alimentazione in modo sorprendentemente adatto alla gravidanza e indipendentemente dalla propria cultura. Spesso le così dette "voglie" in gravidanza sono quei segnali. Il suo corpo sa come comportarsi. Basta che non ricada nei luoghi comuni del "mangiare per due" e tanti altri che rispediscono i meccanismi innati di adattamento in un angolo sperduto dell'inconscio senza permettergli di manifestarsi.

Similmente, una persona sportiva saprà perfettamente come reintegrarsi, quando e cosa mangiare prima, durante e dopo dell'attività atletica. Ascolta i segnali del proprio corpo che l'attività fisica amplifica.

ll corpo sa tutto. Difficile è oggi saperlo ascoltare.

L'alimentazione nella storia dell'uomo

L'uomo, nella sua lunga, inimmaginabilmente lunga storia ha sempre mangiato quando ha potuto. L'uomo raccoglitore mangiava lentamente e spesso. Se riusciva a cacciare qualcosa meglio, ma altrimenti poteva restare lungo tempo senza fare un pasto vero e proprio semplicemente mangiando piccole cose che trovava e raccoglieva. Era questo l'unico modo per mantenere un apporto nutrizionale sufficiente e costante. Certo, prima o poi è diventato coltivatore, quindi allevatore... ma più poi che prima. Il grande pasto della domenica e la cena abbondante, proprio non erano contemplati.

Quindi un primo fatto: il pasto completo (antipasto, primo, secondo, contorno, dolce, caffè, ammazzacaffè...) non ha alcun fondamento.

Mangiare poco ma spesso

Più o meno si dovrebbe mangiare ogni tre ore. Questa cadenza manterrebbe i livelli della glicemia costanti. Utile - se non necessario - è mangiare spesso perché così forniamo un apporto costante di energia potenziale. Se mangiamo di più e più di rado, questa energia dovrà essere conservata e resa disponibile in un secondo momento. Ma appesantisce, come le auto da corsa quando partono con il pieno invece di metà serbatoio, la così detta tattica dei box.

Certo i nostri, lontani nel tempo, antenati potevano anche fare lunghi digiuni e poi mangiare a volontà quando finalmente riuscivano a cacciare una grande preda. Ma il loro metabolismo era attivo, avevano una diversa capacità di rimettere a disposizione le scorte energetiche, attraverso un più efficiente meccanismo di mobilitazione delle scorte lipidiche dagli adipociti, quello che cercano di riprodurre i modelli alimentari "metabolici". Difficilmente avevano a disposizione alimenti fortemente glicemizzanti. Erano creature che vivevano all'aperto, che si muovevano in continuazione. Oggi il Natural Body Building teorizza proprio la naturale propensione e predisposizione dell'uomo ad una attività fisica scostante, intensa ma sempre presente: per cacciare, per spostarsi, per riscaldarsi.

Alimentazione e movimento

Spesso noi uomini moderni mangiamo troppo e troppo poco spesso. Ci muoviamo ancora meno. Anche perché il modo di alimentarsi ci predispone male all'attività fisica. La digestione impegnativa di un pasto eccessivamente sostanzioso richiama a sé energie, canalizza il flusso sanguigno verso l'apparat digerente, mentre l'attività fisica lo canalizza verso la muscolatura motoria, verso i distretti muscolari. Dopo un pasto molto sostanzioso il nostro organismo è predisposto ad accumulare piuttosto che ad utilizzare l'energia introdotta. E così scoraggia dal fare attività fisica favorevole al nostro metabolismo.
E se ci muoviamo poco, ecco che, con un metabolismo un po' sballato, si altera anche la normale percezione della fame, del quando mangiare e del cosa mangiare. Questo è causato dal circolo vizioso dell'insulina che porta a ricadere viziosamente negli eccessi glicemici e nei picchi di produzione di insulina che stanno spesso alla base del sovrappeso, della spossatezza e della predisposizione ad ammalarsi.

Insomma, bisognerebbe mangiare poco e spesso. E bisognerebbe ascoltare la voce del nostro corpo. E fare un'attività fisica spontanea e costante. Se uno di questi aspetti non è in equilibrio, si scivola negli eccessi come il mangiare troppo, il mangiare male, la sedentarietà causata dal non sentirsi bene. Ecco che compare il mal di testa. L'acidità di stomaco. Il sistema immunitario diventa più vulnerabile. La salute ne risente. E ripariamo con le medicine. Analgesici, antiacidi e così via.

La cultura individuale dell'alimentazione

Per prima cosa bisogna dimenticare tutto quello che pensiamo di sapere e farci una cultura dell'alimentazione di base. Il corpo sa tutto. Sa cosa e quando mangiare. Sa anche che si deve muovere e deve mantenersi attivo. Lo sa certo, ma sotto i macigni della cultura alimentare basata su pubblicità, mode e costruzioni di una sovracultura che ci confonde.
Le nostre conoscenze istintive ed innate vengono confuse, disperse e perse da quel costante flusso disordinato di informazioni a cui siamo ormai sottoposti costantemente. prima veicolarte dalla televisione, oggi da quel cellulare che abbiamo sempre in tasca.
Per rimuovere questi macigni e tornare ad ascoltarci, serve rileggere le nostre abitudini, mettere in discussione quello che siamo convinti di sapere in tema di alimentazione, e cercare di capire come funzionano i meccanismi fisiologici e chimici del nostro metabolismo. Senza dover diventare medici o biologi, tutt'altro.

Svegliarsi senza caffè

Potremmo scoprire che per svegliarsi la mattina basta un minimo di attività fisica al posto o oltre il caffè. La caffeina crea un impatto d'urto proveniente dall'esterno. L'attività fisica crea un impatto dall'interno creando modificazioni ormonali in piena sintonia e armonia con le funzioni fisiologiche dell'organismo. Provate a fare la mattina qualche movimento amplio con le braccia accompagnato dalla respirazione cosciente, un paio di piegamenti sulle gambe... 5 minuti bastano.

Detto questo, ben venga un buon caffè. Magari meglio senza zucchero.

Abbasso i dolci, viva gli alimenti completi

Potremmo scoprire che quando abbiamo un momento di spossatezza e debolezza fisica, non serve mangiare qualcosa di dolce. Meglio sarebbe mangiare qualcosa di bilanciato e completo con una resa calorica nel tempo uniforme e costante.

Potremmo scoprire che la sonnolenza dopo il pasto non è per niente naturale e che, anzi, è il primo segnale che abbiamo mangiato troppo o male (o entrambi). Dopo un pasto dovrebbe venir voglia di alzarsi e fare una passeggiata, mentre la sonnolenza e la pesantezza è data da uno sbalzo glicemico innaturale e l'organismo va in stand-by in attesa che i valori tornino normali.

La soluzione di tutto o quasi

Si potrebbe continuare, parlando di ripristino della regolarità intestinale, di controllo del peso, di controllo della fame, perfino di assestamento dell'umore, di recupero dell'autostima, di resa intellettuale e creativa. Tutto è possibile attraverso un corretto stile di vita che trova la sua base in una corretta alimentazione ed in una corretta attività fisica spontanea. Nel come mangiare e nel quando mangiare.

Il ruolo dell'alimentazione nella medicina occidentale e nella medicina orientale

A scuola si parla poco o niente di alimentazione. Il medico di famiglia ha spesso solo il tempo di prescrivere le medicine per la patologia manifesta, senza poter indagare sulle cause, e non sempre ha conoscenza approfondita in tema di alimentazione. Ed anche se gli studi continuano a dire che è intorno all'alimentazione e all'attività fisica che ci giochiamo la salute - almeno la parte della salute su cui possiamo avere un qualche controllo -, la medicina occidentale concentra le proprie energie nel tamponare la patologia, non nel prevenirla.
Atteggiamento diverso ha la medicina tradizionale cinese, che mette lo stile di vita al di sopra e prima dei rimedi medico ed erboristici. Tuttavia, lavorando con rappresentazioni metaforiche, talvolta ho la sensazione che perda il nesso tra rappresentazione e rappresentato, perdendosi nella metafora della realtà che quella metafora vorrebbe rappresentare.

L'esempio del neonato

Interessante è vedere il comportamento del neonato: se non gli vengono imposti orari, si regola, mangia il giusto, quando ne ha bisogno. Dorme quando e se ne ha bisogno. Si muove, scalcia, tenta di alzarsi... Sa esattamente cosa deve fare. Molti genitori e pediatri non capiscono o non condividono questo approccio. Lo so, può non essere conveniente (comodo) adattarsi ai tempi del bambino. Più facile adattare i tempi del bambino alle nostre esigenze. Ad esempio, nell'allattamento, è ufficialmente consigliato assecondare le richieste del lattante (la così detta allattamento a richiesta), ma nella pratica si segue poco questo consiglio.

Forse perché quando vivi all'interno di uno schema, trovi in quello schema un modulo (apparentemente) razionale che ti dona sicurezza e hai paura di uscirne, avendo perso tra le maglie del modello razionale la fiducia nell'istinto, l'istinto che ci ha permesso l'evoluzione e la sopravvivenza della specie per... milioni di anni!

La mamma saprebbe cosa mangiare se si ascoltasse. Il neonato lo sa, non avendo ancora nessuna sovrastruttura razionale a intralciare l'istinto. Fondamentalmente non abbiamo niente da insegnare a un neonato: sa tutto quello che gli serve ed impara da solo. L'unica cosa che il genitore può (dovrebbe?) fare è sostenerlo. Anche questo però è difficile da accettare per molti che non credono in una conoscenza senza parole, istintiva, primordiale, perfetta. E alterano i ritmi del neonato, impongono orari dei pasti, impongono lo svezzamento in un certo modo e in un certo momento per necessità lavorative. Standardizzano i ritmi del bambino. Così iniziamo a creare sulle spalle del bambino quei macini che confonderanno la percezione del bambino già nei primi mesi di vita.

Quindi dovremmo tornare ad essere bambini dal punto di vista dell'apprendimento e della percezione delle cose. Dovemmo mangiare cibi semplici e naturali. E innanzitutto sapere cosa è naturale e cosa non lo è. Dovremmo mangiare poco ma spesso. Dovremmo muoverci di più e meglio. Dovremmo stare meglio fisicamente e psicologicamente per non vedere nella tavola apparecchiata il miraggio di una consolazione.

L'alimentazione è lo strumento per vivere pienamente una vita di qualità.